The Responsive Era: perchè un sito DEVE essere responsive

Mi è capitato recentemente di dover fornire una consulenza per un sito, di cui, a parere del cliente, era necessario un solo aggiornamento dei contenuti. Ho quindi preso il mio iPhone e ho cercato l’indirizzo su Safari. Il risultato? Una serie di bottoncini piccolini che si è scoperto essere le voci di un fitto menu. In pratica, un sito non responsive.
Aaaaarg!
Un sito che non si vede dal cellulare o dal tablet (o che si vede malissimo) N-O-N-E’-U-N-S-I-T-O. Non più.
Non c’entra il settore (che sia un negozio di giocattoli giapponesi o un’industria metallurgica non conta), non c’entra il target di utenza (anche gli anziani ormai hanno uno smartphone sapete? Marco Politi de La Stampa ha scritto un bell’articolo in proposito): tutti, o quasi, hanno un dispositivo mobile spesso molto più veloce della linea internet di casa e se non ce l’hanno, l’avranno a breve. Ne deriva che se un sito non è ottimizzato per il cellulare perde una fetta troppo importante di utenza.
Quanta? Bhè, nel 2015 chi non ha pensato di aggiornare il proprio sito in versione responsive si è perso 1,293 miliardi di utenti potenziali.
L’Italia si piazza ai primi posti in fatto di utenza del mobile, complice in parte la scarsa connessione da rete fissa che affligge diverse località.
Una ricerca di Ofcom, l’“International Communications Market Report 2015”, fotografia il mercato della comunicazione mondiale prendendo in esame nove paesi: oltre l’Italia, l’Australia, il Giappone, la Svezia, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, la Spagna e il Regno Unito. I dati italiani sono inferiori solo rispetto alla Spagna.
Perchè gli italiani sono così legati al proprio cellulare e stanno aumentando la frequenza media internazionale di utilizzo di internet da mobile? Una delle cause potrebbe essere la penetrazione degli smartphone nel nostro paese: secondo Cisco, gli smartphone rappresenteranno il 68% di tutta la fonte di traffico dei dati in Italia entro il 2019, con una conseguente diminuzione della quota di traffico da laptop e desktop del 5%.
Se a questi dati uniamo il fatto che Google premia, nella sua logica contorta di attribuzione dei primi posti nelle query di ricerca, i siti che hanno anche una versione responsive che registrano visualizzazioni (quindi interesse) notevoli, ne deriva una sola conclusione: adattiamoci al responsive, è cominciata la sua era.